Un lunedì mattina stanco e sbiadito. Come i mille volti delle persone che incontro in metro. Un’altra settimana in apnea aspettando il week end. Mi guardo intorno in cerca di un segno, che mi faccia capire che non è tutto perduto, che la mia vita non sarà divorata dalla routine (questo vuol dire “diventare grandi”?).

Provo a chiedermi cosa prova ogni volto che incontro,  quali desideri, passioni e paure si nascondono dietro ogni espressione. Anche loro si sentono tristi, con i piedi nel fango, pensando a tutto il loro tempo passato davanti al computer alla luce di un neon?
Noto nel sedile di fronte un uomo sulla cinquantina, apparentemente simile a mille altri: giacca e cravatta, viso fresco di sbarbatura, sguardo perso nel vuoto. Nonostante cerchi di ostentare serietà c’è qualcosa che lo tradisce: due guance pienotte e un simpatico baffo lo rendono quasi buffo. Cosa succederebbe se lo abbracciassi, così senza motivo?

Il mio sguardo si posa su altri passeggeri: giovani e meno giovani. Quanto hanno viaggiato? Anche loro sognano le lunghe distese del Canada e le sabbie d’oro dell’Australia? Mi chiedo se si siano già irrimediabilmente affidati al pilota automatico, oppure sperano ancora che qualcosa cambi.

Ad un tratto, alzo lo sguardo  e noto un uomo (molto) adulto che legge un libro di Tiziano Terzani. Da molto tempo avrei voluto iniziare a leggere le sue opere, e adesso, assaporando questa scena, capisco che è arrivato il momento di scegliere un nuovo libro da leggere.

C’è ancora una speranza: forse non tutti si sono arresi alla quotidianità che il nostro tempo ci impone, non tutti sono convinti soldatini del sistema. Forse qualcuno inizia a dubitare.

Forse questa metro, più che affollata di gente, è affollata di sogni: se guardo meglio riesco a percepirli, alcuni sono blu e pieni di speranza, altri sono rossi: bruciano e hanno bisogno di uno sfogo imminente. Infine, ci sono quelli grigi, impolverati e chiusi in un cassetto.


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