I sogni, e l’importanza di coltivarli sempre

Sui sogni, ed in particolare sull’importanza di coltivare i propri sogni, ho letto tantissimo. Persone che non si sono accontentate del progetto preconfezionato laurea-lavoro-matrimonio-figli ma che hanno continuato a provarci, a studiare, a cadere e rialzarsi fino a raggiungere il proprio obiettivo: essere felici, di quella felicità che non dura solo un attimo, ma che riempie ogni sfera della vita.In passato ho avuto un carattere debole.

Mi sono sempre fatta influenzare dagli altri nelle mie scelte. Da quando ero una ragazzina, ho sempre fatto la scelta più razionale. E questa razionalità mi ha portato ad effettuare scelte e ad assumere atteggiamenti che non erano nella mia natura.
Il colpo di grazia l’ho avuto all’università, frequentando un ambiente mediocre e auto celebrativo, in cui il sentirsi ripetere sempre frasi del tipo “quando sarai un ingegnere”, “eh si, ma questo non lo pensa un ingegnere”, “eh ma non si veste così un ingegnere” mi avevano portato totalmente fuori rotta.

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Poi d’un tratto, un giorno, ho cominciato a dubitare. Dopo essermi laureata ho cominciato a pensare che quello che volevo veramente non era quello che stavo facendo. L’università non avrebbe potuto insegnarmi più niente perchè non ero più disposta ad ascoltare, eppure mi sono iscritta lo stesso al percorso di laurea magistrale, perchè mi raccontavo ancora delle bugie: “tu vuoi essere un ingegnere”.

Ma la verità è che, già in quel periodo, nonostante mi raccontassi molte bugie, le mie azioni tradivano i miei propositi.

Avevo bisogno di amici veri, di alcol, di serate in compagnia. E’ strano come la vita ti regali quello che vuoi, quando lo desideri fermamente. Fino a quel momento la mia vita era stata piuttosto grigia: racchiusa – quasi sempre – tra quattro mura in compagnia di persone grige, a studiare e aspettare il futuro “da ingegneri”, quel futuro che non è mai arrivato e che, spero non arrivi più a questo punto.
In quegli anni, ho incontrato un sacco di persone interessanti, ho riso tantissimo, e ho conosciuto i miei migliori amici. Sono diventata una persona migliore, meno introversa, molto meno permalosa, e ho tolto quel velo che copriva la persona che sarei voluta veramente diventare.

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Ho iniziato a lavorare, in quello che sembrava essere un buon impiego. Eppure qualcosa non andava: persone in giacca e cravatta, finanza, logica fin troppo capitalistica. Ho deciso di non accettare il rinnovo del contratto, e quelle voci intorno “ma sei sicura? E’ un buon impiego?” “Dove troverai un lavoro così?”, “Non ti vorrà più nessuno”, “ormai sei grande”.

Eppure ancora una volta, ho ricevuto un dono dalla vita: desideravo un lavoro in cui fare qualcosa che mi piace, in cui imparare qualcosa di buono per il futuro, in cui creare anche rapporti umani, rapporti che consentano di far passare velocemente le otto ore in cui si deve stare seduti ad un computer, alla luce di un neon. E ancora una volta, sono stata accontentata.
Ho ottenuto quello che volevo, un “buon impiego” secondo i miei parametri di valutazione. Certo vengo pagata meno ma che valore hanno i soldi? Hanno un valore maledettamente oggettivo, oppure sono il frutto della qualità del tempo che spendiamo per guadagnarli? Guarda caso, i lavori che vengono pagati di più sono quelli che nessuno vorrebbe fare altrimenti.

Adesso inizio ad essere felice, a coltivare i miei sogni e, ogni volta che scelgo con la mia testa e desidero fortemente qualcosa, le cose intorno a me iniziano ad andare nella giusta direzione.

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Non mollate mai, perchè i nostri sogni hanno bisogno di sapere che noi siamo coraggiosi.

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