La routine: sequenza invariata di azioni compiute ogni giorno e che, in fin dei conti, ci rendono peggiori di quello che siamo in realtà.
E’ un pensiero ricorrente degli ultimi tempi.
Sveglia alle 7.30: colazione frutta, pane e marmellata, the.
Vestiti, borsa, cappotto, esco. Fa freddo. La cinesina tiene il portone mentre esco, il meccanico subito fuori dal cancello commenta l’ultima partita della Roma.

Giro l’angolo e incontro la signora con il cagnolino, la coppietta di cinesi con l’altro cagnolino. Entro in metro, la calca di gente. Urlano, sono villani “andate in fondo c’è posto” – e dove mi domando? Forse nella prossima corsa.
Arrivo al lavoro, saluti, battutine, caffè. Lavoro. Pausa pranzo, caffè, lavoro.
Ritorno: metro, altra calca, altra gente che urla. Casa: cena, doccia, computer, film/telefilm, letto.

Dopo due mesi già sento come se tutto fosse vecchio. Come posso durare quarant’anni?

Il tempo della routine

Ad un tratto lo stesso pensiero mi si affaccia alla mente, da  un’angolatura diversa.
Sveglia, colazione, cellulare: il buongiorno della mamma, le battute degli amici. Quella sensazione di sentirli così vicini, così affini alla mia anima nonostante la distanza ed il tempo che passa.
I colori dell’autunno, le risate della pausa pranzo.
Tornare a casa e trovare l’umore giusto.
Preparare la cena con gusto. Chiacchiere e risate.
L’aperitivo del venerdì.
La birra di sabato. In breve, la fortuna di avere tanti amici.

Il cambiamento, questo termine così vago e colmo di significato che sto cercando di abbracciare, si sposa bene con la routine? Può bastare tutto questo – o dovrei dire solo questo – ad indorare la pillola? Ad addolcire una vita sempre uguale, sempre nello stesso posto? Gli amici mi hanno salvato tante volte, ma la mia risposta non è cambiata: no, non credo.

Mi sento viva solo quando scopro cose nuove, quando leggo, quando riesco a godermi la meraviglia che mi circonda, in posti nuovi o anche nelle strade che percorro ogni giorno. In poche parole mi sento felice solo quando viaggio, che sia un viaggio di realtà o di fantasia poco importa.

Mi agito, scalcio, mi pento, torno sui miei passi, cambio strada, ci riprovo. Ma sono sicura, un giorno, forse non molto presto, uscirò per sempre dalla mia zona di comfort.

E voi? Cosa pensate della routine e del “sempre uguale”? E’ un bene avere delle azioni quotidiane che ci fanno sentire al sicuro, o è meglio levare l’ancora della propria vita e dei propri pensieri?

 

 

 


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