Di mercati e di provincialità

Mi piacciono i mercati: i venditori che urlano, la frutta, le bancarelle con gli aggeggi più strani, le buste piene della spesa, i colori, i suoni e soprattutto gli odori.

Nei mercati si trovano profumi di ogni tipo: di pane appena sfornato, di salami e formaggi, di improbabili oggetti di plastica, vestiti nuovi e soprattutto il profumo di frutta e verdura.

Potrei restare per ore a guardare i venditori ambulanti di frutta e verdura. Quel palpare la frutta in modo delicato e familiare, le vecchiette che restano li a contrattare il prezzo, la furbizia di quelli che tolgono il “superfluo” per pagare di meno.

Diciamolo: il mercato mi piace perchè è provinciale.

Di mercati e di provincialità

I mercati raccontano molto del posto in cui vengono allestiti, ricordo con piacere i mercati che ho visitato nei miei ultimi viaggi:

  • Uno dei tanti mercati di Napoli: oggetti falsi copie degli originali ovunque, confusione, urla di “Jamm bell uagliò”, trattative ovunque, profumo di squisiti dolci provenienti dai bar e dalle bancarelle tutto intorno.
  • Il mercato del quartiere Monastiraki di Atene. E lì che ho comprato un sacchetto pieno di fragole e nespole per poco più di due euro e le ho mangiate senza preoccuparmi di lavarle, della polvere o di quali altre mani avessero potuto maneggiare quella fragole. Erano così buone che non ho potuto aspettare un minuto di più!
    Il mercatino di Monastiraki mi ha insegnato molto sugli Ateniesi e sulla Grecia. Innanzitutto la qualità dei loro prodotti così simili a quella dei nostri mercati: olio d’oliva, agrumi, formaggi ecc. Sapevo che le nostre culture erano vicine, ma non così tanto. Così intrecciate da rendere difficile capire dove finisce, e dove inizia la nostra.
    La lingua poi non rappresenta un problema così grosso. E tutti coloro che incontravo hanno avuto l’ardire, dopo aver chiesto la mia nazionalità: “una faccia, una razza”.

Di mercati e di provincialità

  • Il mercato di Ballarò /mercato della Vucciria di Palermo. La mia amata Palermo, tanto amata anche e soprattutto per i suoi mercati.
    Non ho mai visto così tante buoni prodotti in uno spazio così ristretto. Carciofi grandissimi, melanzane, zucchine, pere, limoni e chi più ne ha più ne metta. Colori così sgargianti e profumi così intensi non li avevo mai visti e provati. Per non parlare dei prezzi bassissimi soprattutto per prodotti così buoni!

    E poi i siciliani e il loro fantastico dialetto. Gente così educata e per bene non la si vede tanto spesso in giro per il mondo.

Di mercati e di provincialità

Di mercati e di provincialità

Sapere di avere un mercato vicino casa mi rende più felice. Rende Roma e la mia permanenza qui più familiare.

I mercatini di Roma hanno tanto da mostrare: quante sono le specialità laziali che meritano di essere assaggiate e ri-assaggiate!

Quello che mi piace dei mercati, soprattutto nelle grandi città, è il senso di realtà che richiamano. Adoro comprare frutta che non sia perfetta, essere servita da gente che non sia perfetta, in un luogo che non risplenda di perfezione.

Sto invece imparando ad odiare i centri commerciali pieni di luce, bianchi e sterilizzati come un ospedale. Per non parlare della maggior parte dei supermercati, dove anche le commesse sembrano essere appena uscite dal parrucchiere o dall’estetista.

Restano lì, ti guardano male se esci a fare la spesa in tuta e ti chiedono “tesoro cosa prendi?”. Non è forse meglio un “Ah bella, sono 450 grammi invece di 300, che faccio lascio?”

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