Lettera a G.

Quanti anni sono passati da quando non ci vediamo così assiduamente e da quando non ci sentiamo ogni giorno?

Eppure tutte quella paranoie, tutti quei discorsi, tutte quelle idee girano nella mia testa ogni giorno, e sarà perchè adesso ho l’età che tu avevi allora, solo adesso capisco veramente quello che intendevi, quello a cui ti riferivi, cosa vedevi in te e soprattutto in me, che io ancora non vedevo.

Apprezzo ancora i Negrita e li ascolto spesso, sai?

Ricordo ancora quel giorno su per la collina, dove ci eravamo fermati a guardare la distesa di nuvole bianche in contrasto con il cielo blu. Guardavi il mare e canticchiavi “Un giorno di ordinaria magia”.

Quante cose hai voluto dirmi quel giorno? La maggior parte non le hai pronunciate: parole rimaste lì, nell’aria. Eppure, hanno volteggiato intorno a me come bolle di sapone, mi hanno sfiorato piano e sono scomparse. Però non mi hanno lasciato, sono rimaste chiuse lì, in un angolo del mio cuore e stanno esplodendo tutte in questi mesi.

Vorrei dirti che avevi ragione tu: ero una ragazzina sensibile e indifesa e mi raccontavo un sacco di balle per sentirmi accettata in un contesto che, nel profondo, detestavo.

Quando ti ho chiesto “Non sei orgoglioso di essere un ingegnere?” ero così immobilizzata, paralizzata nelle mie stupide convinzioni che, solo adesso mi rendo conto di quanto dovessi apparire ridicola ai tuoi occhi.

E tu, dal profondo dei tuoi occhi verdi (ma poi siamo così sicuri siano verdi?) mi hai risposto  “Marì non farmi più questa domanda, io lo so che non è da te. Sei molto più di quello che credi, è il tuo unico problema è che credi di essere inadeguata.”

E ora che sono qui, alla soglia dei trent’anni, a dirti che sono arrivata proprio dove tu dicevi che sarei arrivata. E non lo so se tornerò mai indietro, e non so neanche se ne riparleremo mai (fra dieci anni magari) ma in questa nuova me, c’è molto anche di te.

E anche se la vita, e il fato e le scelte che abbiamo fatto ci hanno allontanato e ogni giorno il filo rosso del mio destino si intreccia tra mille volti e mille storie, se dipanato uno dei suoi “capi” sarà sempre legato a te.

E quindi, grazie.

 

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