Quando ho deciso di lasciare tutto, l’ho deciso nel giro di pochi secondi. E’ stata più una decisione di pancia che di cuore. Perché per quanto le decisioni di cuore siano poco pragmatiche, hanno bisogno del tempo di capire che cosa vogliamo e, soprattutto, che cosa perderemo. Quali affetti verranno a mancare.

Ho deciso con la pancia. Quando è arrivato il fatidico sì, anzi quando già ho percepito che potevano esserci delle possibilità di ottenere un contratto di lavoro all’estero, il mio stomaco ha urlato “tu vuoi andare, tu vuoi partire nonostante tutto”.

E ho scelto, ho detto di sì, ho firmato e partirò. Sono elettrizzata, ma non riesco ad immaginare quel che sarà: tutte le cose belle che vedrò e imparerò.

Perché io sono così, soffro di quella che i portoghesi chiamano saudade, e per quanto mi sforzo non faccio che pensare a tutto quello che ho perso. E anche se tutti mi dicono “ma ci rivedremo, tornerai”, rispondo che è vero tornerò, rivedrò i miei amici, camminerò negli stessi luoghi, ma niente sarà più naturale come adesso.

Non ci saranno più i messaggi “Stasera Monti o bar disagio?”, non ci saranno più le interminabili prediche del “Io a Trastevere non ci vengo” “Dai ma c’è la figa lì”, “Perché dobbiamo andare a Piazza Bologna se piove?”, “Ma riusciamo ad organizzare tutti insieme in trattoria?” “Trovalo tu un posto se sei capace”.

Non ci sarà più “Avevi detto che non volevi uscire”, “Eh lo so, ma Peppone deve comprare delle cose e poi mi ha promesso che faremo fezza leggera”.

Non ci saranno più le passeggiate su via dei Fori Imperiali al tramonto. E quelle in solitaria per la città.

E tutto quello che le strade di Roma mi hanno sussurrato, tutte le volte che mi hanno consolato anche quando ero inconsolabile. La fiducia negli uomini, nella bellezza e nella cultura che questi vicoli mi hanno trasmesso.

Non ci saranno più le domeniche pomeriggio passate alla Feltrinelli di Largo Argentina. Osservare il Colosseo e non vedere altro che meraviglia. Il Pantheon, dove ca*** lo spostano ogni volta? Oh, guarda, il Cupolone si vede anche da qui! Ma quanto è buona la cacio e pepe? Per me pizza al taglio e birra, grazie!

Il concetto di casa cambierà, chissà per quanto tempo dovrò aspettare per sentire un posto “like home”.

Non ci saranno più “ma ti hanno rapito?” “Perché torni tardi?” “Lascia stare guarda, torno e ti racconto”.

Non riderò più allo stesso modo la prossima volta che qualcuno dimenticherà un fazzoletto di carta in lavatrice. Non dirò più “il frullato non lo vogliamo provare nemmeno con le fragole?”. Non troverò più il biscotto della fortuna sul cassettone in camera mia.

Non avrò più un gatto nero e randagio per casa, che per mostrare la sua felicità nell’avermi intorno alzando lo sguardo di lato impercettibilmente, per dimostrarmi che si è accorto di me, lasciando per un attimo l’isolamento delle sue cuffiette e del computer.

E domani sarà un altro giorno. E prenderò nuovi aerei, avrò nuovi amici e mi meraviglierò di un altro milione di cose belle che esistono al mondo e sarò soddisfatta di me stessa.

Ma oggi sono qui, insieme alla mia ingombrante saudade e al mio inguaribile sentimentalismo.

 


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